Dove vivono e cosa mangiano i mammiferi?

In questa speciale guida sui mammiferi ti raccontiamo dove vivono e come è fatto l'habitat delle specie acquatiche e terrestri più belle e strane del mondo. Cliccando sulle immagini o sui nomi troverai più informazioni riguardo a cosa mangiano, come si riproducono e quanto vivono tutti i tipi di mammiferi.

Mammiferi terrestri

Di seguito troverai un elenco con le immagini ed i nomi dei mammiferi di terra più belli e interessanti del pianeta. Ricorda che facendo click sopra l'animale troverai moltissime informazioni e curisità su di lui.

Mammiferi marini

Nella lista qui sotto ti proponiamo i nomi e le foto dei mammiferi acquatici più belli e curiosi del mondo, scopri tutto su cetacei, sirenii e carnivori.

Il termine scientifico di mammiferi è Mammalia ed è una classe di invertebrati. Una peculiarità di questa classe è quella di allattare la propria prole. Di mammiferi, attualmente viventi, ne esistono circa 5.500 specie, di tutte le dimensioni e di peso differente (dai pochi grammi alle tonnellate). Dei mammiferi fanno parte le specie Pinnipedi (animali che hanno piedi/coda a forma di ala), Sirenii (mammiferi acquatici), Cetacei (mammiferi euteri che si sono dovuti adattare alla vita acquatica) e Chirotteri (mammiferi in grado di volare). Tutti i mammiferi sono accomunati tra loro per essere endotermi (animali in cui la temperatura è regolata dal metabolismo interno), vivipari (l’embrione si sviluppa all’interno del corpo della madre) e allattamento. Hanno la peculiarità di discendere tutti da un antenato in comune e si dividono in tre gruppi:

  • Monotremi: mammiferi con un sistema di riproduzione simile a quello degli uccelli, cioè depongono uova che devono essere covate solitamente in un nido.
  • Marsupiali: mammiferi che posseggono una tasca marsupiale in cui crescono i piccoli nati prematuri a causa della scarsa funzionalità della placenta, e quindi completano la crescita e lo sviluppo in questa tasca materna.
  • Placentati: sono mammiferi dotati di placenta dove viene custodito e sviluppato l’embrione, quasi la totalità degli animali appartenenti a questa classe ha questo genere di gestazione.

I primi mammiferi si svilupparono nel tardo Carbonifero e in pochi milioni di anni si suddivisero in Sauropsidi (rettili, uccelli) e Sinapsidi. I primi mammiferi secondo gli studi di alcuni scienziati iniziano a differenziarsi dai rettili per via della struttura auricolare mentre per altri per via dell’articolazione della mandibola. Fra le specie di primi mammiferi compaiono:

  • Megazostrodon: l’attuale toporagno, è vissuto a cavallo tra il Triassico e il medio Giurassico. Dai fossili che sono stati trovati si è dedotto che questo animale fosse un animale a sangue caldo e che fosse provvisto di pelliccia, oltre ad avere le ghiandole mammarie. Anche i molari, che sono uguali a quelli degli attuali mammiferi annoverano questo animale tra i primissimi mammiferi, nonostante deponesse uova come i rettili.
  • Adelobasileus Cromptoni: che è quasi come il nostro topo comune, è vissuto nel Triassico e dai fossili ritrovati è vissuto in Texas. Dalla morfologia dell’orecchio interno si è scoperto che questo animale, se non è stato proprio il primo è comunque stato uno dei primi a subire la transazione da rettile a mammifero vero e proprio.
  • Sinoconodon: era un animale a quattro zampe, che cresceva però come un rettile e che perdeva i denti che poi ricrescevano proprio come i rettili, ed è vissuto nel Giurassico. Alcuni fossili sono stati rinvenuti in Cina e questi fossili hanno portato alla luce che questo animale possedeva una mandibola molto simile a quella degli attuali mammiferi.
  • Haldanodon: questo animale era molto simile all’attuale talpa ed è vissuto tra il medio Giurassico e l’inizio del Cretaceo. Sono stati trovati alcuni fossili in Portogallo nel giacimento di Guimarota e in questi fossili sono stati trovati denti molari tipici dei mammiferi ma inseriti in una mandibola classicamente tipica dei rettili. Da qui si capisce che questo animale è vissuto proprio nell’era di transizione tra le due classi animale.
  • Hadrocodium Wui: i fossili di questo animale sono stati ritrovati in Cina e si suppone che sia vissuto nel tardo Giurassico. Rispetto ad altri animali di quel periodo questo aveva una mandibola evoluta e un cervello di grandi dimensioni.

Con il Pleistocene compare anche l’essere umano mentre tanti mammiferi di grandissime dimensioni si estinguono, si calcola infatti che i mammiferi di peso superiore alla tonnellata o al quintale sparirono, soprattutto in Africa e nel sud-est Asiatico. Il cambiamento climatico che portò l’era glaciale permise di sopravvivere solo ai mammiferi che già si stavano evolvendo in maniera rapida, permettendogli di adattarsi ai nuovi habitat che la terra sviluppava via via nel corso dei secoli successivi.

Habitat dei mammiferi

Essendoci all’incirca 5.500 specie di animali che sono classificati come mammiferi, li si può quindi trovare in tutto il mondo. Sul suolo terrestre, in acqua, in aria. Possiamo trovarli nelle praterie, nelle savane, nelle foreste pluviali tropicali e subtropicali, tra i ghiacci, nelle zone montane, tra le rocce ecc. Il loro habitat naturale spazia dalla calotta polare artica ai deserti più torridi e caldi. Una peculiarità di questi animali è il sangue caldo, cioè sono capaci di mantenere il calore corporeo costante tra i 35°C e i 40°C nonostante il clima esterno. Praticamente producono calore sfruttando l’energia che gli fornisce il cibo, così facendo mantengono sempre la stessa temperatura anche a climi più freddi ma anche la pelliccia li aiuta a non disperdere calore, questo avviene soprattutto nelle specie che vivono in aree geografiche fredde come nei poli. Gli animali invece che vivono in zone torride o nei deserti, sudano per abbassare la temperatura corporea e raffreddarsi. Questa capacità ha permesso loro di poter vivere in aree geografiche molto differenti tra loro, come ad esempio i cammelli, che si sono adattati alla vita nel deserto e possono passare molto tempo senza bere acqua.

Sottoclassi dei mammiferi

Nei mammiferi esistono 2 sottoclassi e 2 infraclassi e sono:

  • Sottoclasse Prototheria: della quale fanno parte i mammiferi che depongono le uova, detti anche monotremi.
  • Sottoclasse Theria: mammiferi che partoriscono piccoli vivi.
  • Infraclasse Metatheria: sono i marsupiali, quei mammiferi che partoriscono piccoli sottosviluppati e li fanno crescere all’interno della tasca marsupiale.
  • Infraclasse: Eutheria: sono i mammiferi che crescono l’embrione nella placenta.

Caratteristiche dei mammiferi

I mammiferi hanno varie caratteristiche comuni che li distinguono dalle altre classi di vertebrati come ad esempio:

  • La pelliccia: la presenza di pelliccia nei mammiferi è una delle peculiarità di questi animali, infatti qualsiasi specie appartenente a questa classe è più o meno ricoperto di peluria, in alcuni casi come nei cetacei con l’età questa peluria però cade e si perde. La pelliccia è formata da peli composti prevalentemente da una composizione proteica, di cheratina specialmente, e ha varie funzioni. Principalmente serve per regolare la temperatura corporea, proteggendo l’animale sia dal freddo sia dal caldo eccessivo. In alcune specie serve anche per mimetizzarsi con l’ambiente in cui vive, sia per sopravvivere ma anche per poter cacciare, per altri mammiferi il colore della pelliccia invece serve per intimorire i predatori. Nella classe dei mammiferi esistono varie colorazioni della pelliccia, anche con varie sfumature ma mai di colore verde o blu (classico dei rettili). La colorazione e la lunghezza del pelo varia da specie a specie ed è diversa negli esemplari maschi rispetto alle femmine, anche per poter attrarre i rappresentanti dell’altro sesso (dimorfismo sessuale). Il pelo quando è collegato a muscoli erettili può mandare chiari messaggi, come ad esempio il gatto che rizza il pelo segnala che è nervoso mentre quando l’antilope rizza i peli bianchi nella parte posteriore sta avvertendo i suoi simili che devono scappare perché in pericolo. Altri animali, come ad esempio il gatto, hanno peli collegati a meccanorecettori e fibre nervose (vibrisse o baffi del gatto) che servono come organi tattili, il riccio e l’istrice ad esempio nella parte inferiore hanno la pelliccia ma nella parte superiore hanno delle spine, che servono per proteggersi da potenziali predatori e pericoli, se avete preso in mano un riccio almeno una volta avrete notato questa differenza tra la parte inferiore, molto morbida, e la parte superiore. Al di sotto della pelliccia i mammiferi hanno sviluppato delle ghiandole sebacee che emettono una sostanza grassa che serve a lubrificare il pelo.
  • L’allattamento: questa classe di animali è l’unica nel regno animale ad allattare i propri cuccioli e producono il latte dalle ghiandole mammarie, dalle quali prendono anche il nome di mammiferi. Le mammelle di questi animali consistono in ghiandole con sbocco esterno detto capezzolo e al quale il cucciolo può aggrapparsi per nutrirsi. Ciascuna specie di mammifero ha un numero diverso di capezzoli e questo dipende dal numero di cuccioli che solitamente dà alla luce. L’allattamento è molto vantaggioso per i cuccioli, in quanto assumono una sostanza nutriente che garantisce loro una crescita sana e veloce oltre ad un’alta percentuale di sopravvivenza tra i cuccioli. Solitamente le femmine allattano solo i propri cuccioli, solo alcune specie di mammiferi nutrono anche i cuccioli degli altri animali, come ad esempio il leone e l’essere umano.
  • I denti: a differenza dei loro antenati rettili, che avevano una dentatura laterale molto semplice, i mammiferi hanno una dentatura completa, con la presenza degli incisivi, dei canini, dei premolari e molari. A seconda della specie questo numero di denti può comunque variare anche dalle abitudini alimentari. Come l’uomo anche nei mammiferi sono presenti i denti da latte, che verranno persi per dare spazio alla dentatura definitiva. Alcuni mammiferi invece non hanno denti con radici, quindi quando vengono persi ricrescono e hanno una crescita costante, come ad esempio i trichechi, i narvali, i roditori ma anche le zanne degli elefanti.
  • Il muso: nel corso delle varie ere il muso dei mammiferi è cambiato, soprattutto nella fascia muscolare facciale, infatti a differenza dei progenitori i mammiferi hanno sviluppato una muscolatura tra le guance e le labbra, e questo li aiuta a mangiare, a cacciare e ai piccoli aiuta a poter succhiare il latte dalla madre. In età adulta il muso assume varie forme in quanto è un mezzo essenziale di comunicazione tra i vari esemplari della stessa specie ma anche con gli altri animali.
  • La circolazione sanguigna: i mammiferi, così come gli uccelli, hanno il cuore suddiviso in 4 scomparti ben distinti composti da 2 atri e 2 ventricoli, per questo hanno una doppia circolazione, infatti una prima volta il sangue passa dalla parte destra del cuore sotto forma di sangue venoso, che viene pompato verso i polmoni per essere ossigenato, la seconda volta passa dalla parte sinistra del cuore sotto forma di sangue arterioso che viene pompato verso le zone periferiche del corpo.
  • La Locomozione: in confronto ai rettili le zampe dei mammiferi sono attaccati al di sotto del corpo e questo permette a questi animali di muoversi più agevolmente, di correre e quindi di poter anche migrare.

Per distinguere più semplicemente la differenza tra i mammiferi ed altre classi di animali come ad esempio i rettili possiamo riassumere in pochi punti alcune peculiarità dei mammiferi:

  • Il corpo dei mammiferi è suddiviso in tre parti che sono testa, tronco ed estremità e quasi tutti i mammiferi hanno 4 zampe (a differenza dei rettili). Alcuni animali di questa classe però hanno pinne e ali (come il pipistrello che ha sviluppato le estremità anteriori in ali).
  • Tutti i mammiferi respirano grazie ai polmoni ben sviluppati, anche balene e i delfini non possono respirare sott’acqua ma devono salire in superficie per farlo.
  • A differenza degli altri animali hanno un sistema nervoso più sviluppato.
  • La riproduzione dei mammiferi avviene tramite la fecondazione interna, infatti quasi tutti sono vivipari in quanto partoriscono cuccioli già formati.
  • Tutti i mammiferi nutrono i propri piccoli con il latte, che viene prodotto dalle ghiandole mammarie, che solitamente si trovano nel petto o sul ventre della madre. Proprio da questo prende il nome questa classe di animali, che significa portatori di mammelle.

Comunicazione e comportamento dei mammiferi

Tutti gli animali appartenenti alla classe dei mammiferi comunicano tra di loro, per avvertire di un pericolo imminente, per flirtare nel periodo degli amori e per socializzare. La comunicazione tra questi animali avviene tramite segnali, richiami, tramite il tatto e i contatti visivi (segnali del corpo, postura ecc.). La classe mammiferi è composta da una varietà di animali che sviluppano stili di vita a volte completamente differenti. Alcune specie sono solitarie mentre altre vivono in gruppi anche molto grandi, alcune specie sono molto territoriali mentre altre specie vivono accanto ad altri animali molto tranquillamente e senza entrare in conflitto. Molte specie vivono di notte mentre altre sono attive solo durante il giorno, altre ancora vanno in letargo. Anche l’aspettativa di vita varia da specie a specie ma anche dalle dimensioni, ad esempio il topi marsupiali maschi vivono solo un anno mentre altri possono vivere anche quasi o più di un secolo.

Riproduzione dei mammiferi

La maggior parte delle specie di mammiferi è promiscua e solo il 3% monogama. Infatti gli esemplari maschi di questa classe o costituiscono veri e propri harem oppure si accoppiano con la maggior parte delle femmine possibile, questo perchè la femmina tra la gestazione e il parto ha necessità di un periodo di “fermo”, così il maschio si accoppia con altre femmine per potere avere più figli possibile. Conseguentemente a questo si creano delle lotte interne tra i maschi per conquistare la femmina che scelgono, questo ha portato anche a dei mutamenti genetici per poter affrontare queste lotte, come ad esempio la criniera del leone, le corna degli artiodattili (renne, mufloni ecc.) Nelle specie monogame invece il maschio aiuta molto la femmina nella crescita della prole e in molti casi restano in coppia anche dopo il periodo di accoppiamento. Per quanto riguarda la riproduzione non tutti i mammiferi sono uguali:

  • Monotremi: (esempio l’ornitorinco) hanno un condotto nel quale convergono le due vie degli apparati renale ed intestinale, oltre al canale riproduttivo. Il pene del maschio presenta una biforcazione verso la punta e serve all’animale per l’emissione dello sperma. Gli animali appartenenti a questo genere sono gli unici mammiferi a deporre le uova, da 1 a 3 uova, simili a quelle dei rettili. Le uova vengono covate per circa 10 giorni fino alla schiusa. I piccoli che nascono sono paragonabili ai marsupiali in termine di sottosviluppo.
  • Marsupiali: (esempio il canguro) in questo genere le femmine hanno sviluppato due vagine e due uteri mentre il maschio ha il pene biforcuto nella parte distale. La gestazione di questo genere di animali dura circa un mese (a seconda della specie) e la placenta è assente, solo due animali sono provvisti di placenta e sono il koala ed il bandicoot. I piccoli di questa specie sono poco sviluppati al momento della nascita, quindi vengono inseriti nel marsupio per poterli allattare e farli sviluppare al meglio. Il marsupio in alcune specie è permanente mentre in altre compare solo durante il periodo di gestazione per poi sparire una volta allevati i cuccioli. Lo svezzamento dei marsupiali è molto più tardo e lento rispetto ai piccoli nati nella placenta.
  • Placentati: (esempio il koala) questi animali sono forniti di trofoblasto, cioè un tessuto cellulare che serve alla nutrizione dell’embrione, questo consente all’embrione di vivere a lungo e crescere nell’utero materno. La gestazione di questi animali varia da specie in specie, nei roditori ad esempio la gravidanza è molto veloce e la prole è numerosa, mentre in animali come la giraffa (i cetartiodattili) la gravidanza è molto lunga e nascono al massimo 2 cuccioli.

Nella gestazione i topi marsupiali hanno il record di minor tempo di gestazione, infatti dura tra i 10 e gli 11 giorni al massimo. Un’altra curiosità che forse non tutti conoscono è che, il gruppo più numeroso tra i mammiferi è quello dei pipistrelli, ne esistono circa ben 960 specie.

I mammiferi e l’uomo nella storia

Per la storia dell’uomo i mammiferi si può dire che siano stati fondamentali. Nella preistoria hanno permesso all’uomo di sopravvivere, infatti si cibava di carne di mammiferi, utilizzava la pelliccia per scaldarsi dal freddo, e con le ossa costruiva armi per cacciare e per difendersi. Successivamente i mammiferi sono serviti all’uomo come animali da soma o come nutrimento (carne e latte), altri mammiferi invece venivano cacciati solo ed esclusivamente per farne dei trofei di caccia, come le zanne dell’elefante ed il corno del rinoceronte. In tempi più recenti alcuni mammiferi sono stati allevati dall’uomo per la carne e la produzione di latte, quindi a scopo alimentare, ma vengono anche allevati come animali da compagnia o da laboratorio. Non solo l’uomo però ha “sfruttato” i mammiferi, a loro volta questi animali sono stati in grado di introdursi in natura in nuove aree geografiche e colonizzare nuove aree, nel caso di delfini e balene per esempio, seguendo le navi hanno ampliato il loro habitat. Nella cultura degli uomini, in tempi antichi, alcuni animali erano venerati come Dei o spiriti totemici mentre altri, come il pipistrello erano visti come animali demoniaci.

I mammiferi come animali domestici

Inizialmente uno dei principali motivi per cui iniziarono gli allevamenti di mammiferi era per avere sempre carne da poter mangiare, latte da bere e lana o pelliccia per riscaldarsi. Nel corso dei secoli alcuni mammiferi non furono allevati solo per nutrirsi ma anche per spostarsi e per fargli fare lavori pesanti, come per i cavalli, gli asini, i cammelli, dromedari ecc. Anche se questi animali da soma vengono tutt’oggi utilizzati solo in zone impervie o in paesi sottosviluppati. I principali animali allevati per la carne sono: bovini e suini, conigli, ovini, caprini ed equini. Per quanto riguarda il latte vengono allevati: pecore, capre, renne, asine. Altri mammiferi che non potevano essere utilizzati per questo, successivamente sono stati allevati per la caccia o per la disinfestazione, come ad esempio il gatto e il cane, anche se al giorno d’oggi sono veri e propri animali domestici da tenere in casa. Alcune razze di cane comunque vengono utilizzate ancora per la caccia, come ad esempio gli spinoni, oppure per la ricerca di tartufi, grazie al fiuto sviluppato di questa specie. Si pensa che l’addomesticamento delle varie specie di mammiferi sia cominciato tra i 15.000 e 10.000 anni fa, anche se si è scoperto che il cane è stato addomesticato addirittura 100.00 anni fa. L’uomo ha allevato in cattività altre specie di mammiferi come tigri, leoni, foche, orsi, cavalli ecc. per utilizzarli nei circhi, in corse e in rodei. Altri animali come le cavie, topi, conigli e scimpanzé vengono tenuti come animali da laboratorio per testare prodotti, per esperimenti, per testare medicinali, e questo è un forte motivo di dissenso da parte di un gran numero di persone e dell’opinione pubblica.

Specie di mammiferi pericolosi per l'uomo

Nel corso dei secoli e degli anni la maggior parte delle pianure sono state trasformate dall’uomo in campi agricoli, frutteti, fattorie, allevamenti ecc. e tanti mammiferi possono essere dannosi alle colture, come ad esempio i ratti, le talpe per i campi agricoli, oppure da grandi mammiferi che prendono di mira bestiame e mandrie. Se nella preistoria tanti umani sono stati attaccati e uccisi da parte dei grandi mammiferi, negli ultimi secoli e soprattutto nei tempi moderni è difficile che l'essere umano venga attaccato o ucciso per cibarsi. I felini sono i mammiferi che possono attaccare l’uomo (ma anche qui bisogna vedere in quali condizioni e situazioni) e sono il ghepardo, il leone, il leopardo, ma non si verificano più di una decina di attacchi all’anno. La specie più temuta e più pericolosa per l’uomo resta sempre l’orso bruno, seguito dal lupo, anche se queste due specie tendono a tenersi lontano dall’uomo. Più pericolose degli animali sono le malattie che questi trasmettono, infatti ogni anno si verificano molte morti a causa della rabbia, malattia che viene attaccata da cani, gatti, pipistrelli e animali infetti. Nel XIV secolo ci fu una grande epidemia di peste portata proprio dai topi.